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Abu Dhabi 2030 PDF Stampa E-mail
abu_dhabi_cap.jpg Avrà il Guggenheim e l'Università di New York, e il Louvre come Parigi. Avrà la foresta di mangrovie come le Maldive e un polo dei ministeri e delle istituzioni come Brasilia. Avrà un circuito di Formula 1 che passerà nel mezzo del centro abitato (la Ferrari collabora alla realizzazione del circuito e di un parco tematico col marchio del Cavallino),un'intera isola dedicata ai divertimenti, un'altra solo per i monumenti storici e un immenso viale delle parate degno dei maharaja. Persino la New York University realizzerà un campus, che ospiterà 2mila studenti e sarà in parte finanziato dal Governo locale.
 E costerà 163 miliardi di dollari, 14 volte quanto la Finanziaria italiana 2007, ma dedicati tutti a una sola città.
Benvenuti ad Abu Dhabi 2030. O meglio, benvenuti nel faraonico piano che la capitale degli Emirati arabi ha appena inaugurato per trasformare completamente se stessa in una metropoli razionale, anche ecologica, pronta a ospitare il triplo della popolazione attuale e un flusso crescente di attività e di investitori esteri. Un piano da far impallidire anche il vicino emirato di Dubai, dove pur si stanno costruendo 300 isole artificiali a forma dei cinque continenti e il grattacielo più alto del mondo. Nelle 160 pagine del programma è previsto tutto: dall'altezza massima dei grattacieli («non più di 25 piani, e comunque mai più del minareto della Grande Moschea») alle nuove linee della metropolitana («almeno due»), fino ai sette archi lungo il boulevard centrale, sette come il numero degli emirati che compongono il Paese.
Abu Dhabi verrà divisa in più aree: tutte le attività legate all'economia e alla finanza verranno concentrate nel Central Business District, sulle isole, sfruttando gli edifici già esistenti in città. Mentre sulla terraferma verrà costruito ex novo il Capital District, il quartiere dei ministeri, delle università, degli ospedali e dei centri di ricerca: tutti gli edifici saranno racchiusi da un cerchio, che sarà collegato al palazzo presidenziale e alla Grande moschea da uno scenografico boulevard campeggiato da sette archi trionfali. Sei in più degli Champs Elysées, per un effetto da fare impallidire la Ville Lumière.
abu airport_w.jpg Poi ci saranno l'isola della cultura, quella dei divertimenti, le aree industriali vicino al porto e infine quelle residenziali, per un totale di mezzo milione di alloggi da costruire, che sorgeranno là dove è possibile riprodurre in chiave moderna l'antico concetto di fareej. Una sorta di casa di ringhiera in salsa araba adatta a riunire attorno a un cortile protetto tutti i membri della famiglia allargata. Ci saranno anche gli spazi verdi, molti, e una cintura di deserto obbligatoria intorno alla città per impedirle di allargarsi a dismisura come le megalopoli del terzo mondo. Del resto, la parola "ecocompatibilità" ricorre più volte nel Piano per Abu Dhabi.
A garanzia che il traffico scorra regolare tra l'uno e l'altro polo della città, infine, c'è un ricco pacchetto di infrastrutture da creare: dall'ampliamento dell'aeroporto internazionale alla linea ferroviaria ad alta velocità, dalle rotaie per il trasporto merci alla metropolitana, più tutte le arterie cittadine a scorrimento veloce ( 6,5 chilometri di autostrada interna alla città - costo dell'operazione 2 miliardi di dollari - che sarà pronta entro il 2009), ed i ponti - almeno dieci - che collegheranno un distretto all'altro.





FONTE: IlSole24ore